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III Concorso di poesia religiosa "Premio Embrice" - Sant'Arsenio (Sa) Stampa E-mail

di Vincenzo Pietropinto

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In una cornice semplice ma rigorosa (la chiesa dell’Annunziata di Sant’Arsenio), si è svolta la premiazione del 3 Concorso di poesia religiosa patrocinata dal comune di Sant’Arsenio, dal Movimento laicale Ave Gratia Plena, presidente Rosa Esposito, dal Centro Culturale Studi Storici “Il Saggio” di Eboli, presidente Peppe Barra, dalla Parrocchia Santa Maria Maggiore e dalla Banca di Credito Cooperativo Monte Pruno di Roscigno e di Laurino, Direttore Generale Michele Albanese.

La tematica particolare e specialistica ha visto la partecipazione di numerosi concorrenti, solo dieci sono arrivati in finale, in più due premi speciali.
Tra i presenti oltre i vari organizzatori l’autorevole figura del professor Pecora di sant’Arsenio, residente a Roma e il parroco don Antonio Breglia. A condurre la serata con maestria è stato il signor Giuseppe Aromando, membro dell’associazione Ave Grazia Plena. Il professore Pecora ha commentato la difficoltà del comunicare di oggi se non on-line o con altri meccanismi simili per cui la poesia, pur essendo una forma atavica di comunicazione, non è mai superata ma sempre attuale. Tra lo scorrere della serata, intervallata con la lettura delle poesie finaliste fatta dagli autori, con relativa breve intervista si è arrivati alla terna dei vincitori.

I primi tre classificati sono stati: Terzo posto Marisa Provenzano con la poesia “Ci fosse almeno il sole a scaldare il dolore!” con 203 punti. Secondo posto Maria Luisa Nicodema con la poesia “In cerca dell’eterno” con 234. Primo posto fr. Angelo Tricomi con la poesia “Il gemito della Madre” con 238 punti.

Gli autori hanno brevemente commentato la loro poesia il perché della loro creazione e la motivazione. Il vincitore, manco a dirlo, è stato fedele fino in fondo alla tematica del concorso, fr. Angelo Tricomi. Siciliano ma residente a Salerno presso la comunità dei Cappuccini. Assente perché in visita presso l’anziana madre. È stato sostituito nel commento e nell’intervista dal prof. Vincenzo Pietropinto, che ha letto, o meglio, declamato “Il gemito della Madre” poesia vincente, testo poetico ma anche teatrale. Conoscendo il frate, il professore ha spiegato le difficoltà a cui fr. Angelo è andato incontro per la stesura del testo, peraltro ben costruito.

Interpretare una situazione al femminile, e non essendo gratificato neanche dalla paternità, ha avuto notevoli sentimenti di difficoltà nello scrivere la poesia; la stessa è stata declamata dal professore Pietropinto in quanto tale fu rappresentata a Salerno come testo accompagnante l’esibizione di un’orchestra Ucraina che eseguì lo Stabat Mater di Pergolesi. Toccante e profondo il testo, vibrante e commovente la declamazione. Attenta, silenziosa ma partecipe l’attenzione del pubblico presente con evidente stato di stupore religioso.

AD MAIORA SEMPER A FRATE ANGELO

 

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Il gemito della Madre

 

1 Dal grembo alla croce la Madre stava,
l’animo infelice, lacerato dal dolore,
per suo Figlio sulla croce gemeva.

Piange Maria per l’orrida sciagura,
generosa versava lacrime d’amore,
all’ora nona anche il sole si oscura.

2 Giovane Madre, a Betlemme gioiosa,
sul Golgota soffri al ceppo infranto,
Oh Madre di Dio e della chiesa sposa.

Mira il volto madido del Figlio chino,
eleva al cielo il doloroso pianto,
da sola combatti l’empio destino.

3 Il frutto dell’amore pende dalla croce,
ha le labbra dissetate d’amaro fiele,
inerte, lotta l’empio atroce.

Un grido straziante dal patibolo si udì,
parole dolorose e dolci come miele
il cuore della Madre rabbrividì,

4 Salva te stesso” l’insultano i passanti,
imperterrito s’accanisce il truce empio
unica tua verità, salvare gli erranti.

Le tenebre scesero, il cielo oscurò,
tutto è compiuto”, vetusto scempio
traballa la terra, il velo del tempio si lacerò.

5 Il corpo senza vita dalla croce è schiodato,
Cristo scende agli inferi, avvolto nel sudario:
oh Vergine Maria il tuo animo è turbato.

Piegasti le ginocchia per la grande umiliazione
finisti faccia a terra sul monte del calvario
dolore atroce per l’umana condizione

6 Oh Madre! Tremendo desiderio in cuore serbi,
il suo corpo inerte, sulle ginocchia adagi
abbracci tuo Figlio, memoria degli anni acerbi.

Carezzi il viso esangue, segnato dalla morte,
partorir vorresti e ridargli vita piena di agi,
o spirar con Lui e seguire la sua sorte.

7 Il mondo ode l’amaro pianto,
della dolente Madre sconsolata,
e si unisce a te Maria nel triste canto.

Il figlio è avvolto nel sudario,
un macigno…, e la tomba è sbarrata,
empietà atroce, l’umano scenario.

8 Oh Maria Vergine, dal cuore contristato,
sospiri singulta, più lacrime non hai,
tu sei sostenuta dall’amore non amato.

Tu soffri mortalmente, al pari di Dio Padre
per confortare l’uomo, più speranza dai.
Nel cuore dell’umanità, tu stai: oh Madre!

9 O Vergine Maria, Madre della tenerezza,
a te noi ricorriamo per sostenerci nella fede
liberaci dal male fortificaci nella debolezza.

Ascolta la preghiera di noi miseri mortali
e ai piedi di tuo figlio ognuno chiede,
le grazie per renderci immortali.

 

 

Commenti  

 
+2 #1 Fra Angelo 2009-09-25 09:45
Cari lettori, mi sembra obbligo comunicarvi la mia sorpresa alla notizia di essere vincitore di un concorso di poesie, non scrivo per vincere premi ma per dar vita alle mie emozioni. Questa poesia non l'ho scritta di getto, come spesso faccio, pertanto mi è costata fatica, in particolare perchè ho dovuto interpretare un sentimento al femminile, di una madre. Ovviamente ho tratto ispirazione da mia madre. Che Dio la benedica!
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